[ SHAN SHAN SHENG-DA VENEZIA A SHANGHAI, DALLA BIENNALE ALL'EXPO ]
"Better City, Better Life" e' il messaggio dell'Expo Shanghai 2010: un'occasione per esplorare gli stili di vita urbana del 21esimo secolo e riflettere sull'evoluzione [...]
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SHAN SHAN SHENG-DA VENEZIA A SHANGHAI, DALLA BIENNALE ALL'EXPO
"Better City, Better Life" è il messaggio dell'Expo Shanghai 2010: un'occasione per esplorare gli stili di vita urbana del 21esimo secolo e riflettere sull'evoluzione della città e del suo auspicabile miglioramento nel futuro. La città, ormai da lungo tempo simbolo della contemporaneità, ha, negli ultimi anni, riacceso l'interesse degli artisti, che in essa riconoscono un paesaggio disarticolato, crogiuolo di diversità, deposito di energie, vitalità ma anche depressioni e problematiche.

Il quadro urbano attuale è quello di agglomerati urbani che condensano dentro di sé una popolazione multietnica e multietica, in cui il pluralismo culturale dovrebbe essere inteso come fonte di ricchezza, invece, ovunque nel mondo, viene percepito come una minaccia da affrontare con la costruzione di muri, che separano dai barbari e dai selvaggi.

Come disse John F. Kennedy a Berlino il 26 giugno del 1963 "La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta. Ma non abbiamo mai costruito un muro per tenere dentro i nostri, per impedir loro di lasciarci."

E infatti i muri costruiti nel corso della Storia non per includere, ma per escludere, sono stati tanti: il Muro di Berlino, la barriera tra Stati Uniti e Messico, il Muro di Nicosia a Cipro per dividere ciprioti e turchi, quello in Belgio per contenere le tensioni tra fiamminghi e valloni, il Muro tra le due Coree, il Muro di Belfast che divide ghetti protestanti e cattolici, il Muro del Sahara Occidentale, il Muro si Sicurezza del Quebec, il Muro tra India e Pakistan, a Wagah, in Iraq il Muro che circonda Sadr City, il Muro al confine tra India e Bangladesh, il muro di sabbia e pietre sul confine tra Marocco e Mauritania, il Muro israeliano in Cisgiordania e i muri italiani di Padova e Cagliari, per separare zone degradate da zone residenziali.

L'artista cinese Shan Shan Sheng, attraverso il progetto Open Wall, attualmente esposto presso il padiglione cinese dell'Expo di Shangai, formalizza le ansie collettive e le emergenze sociali, proponendo la sua risposta utopica: una Muraglia Cinese in vetro. Trasparente, aperta al passaggio della luce, delle immagini, permeabile all'osmotico scambio delle culture e della conoscenza, paradossalmente opposta alla Grande Muraglia costruita a partire dal 215 a. C. per contenere le incursioni dei Mongoli nell'impero.

Pensare ad una città migliore significa progettare una società plurale, fatta di relazioni tra essere umano, ambiente e storia e l'arte ha come scopo quello di ispirare un cambiamento responsabile nella società, attraverso idee e progetti creativi.  Per questo ho invitato Shan Shan Sheng a Venezia, che sin dall'antichità è stata luogo di incontro, scambio commerciale e culturale, esempio di convivenza armonica tra popoli, interessi e desideri, affinché realizzasse questo progetto presso la fornace Berengo Studio e ho collaborato alla sua promozione presentandolo come evento a latere della 53. Biennale d'Arte di Venezia, nell'estate del 2009 e oggi lo sostengo in Cina, all'Expo 2010.

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